STORIE DI CINEMA – L’uomo dietro l’obiettivo. Dennis Stock, l’uomo che lanciò James Dean

Una Times Square uggiosa, sotto la pioggia di un freddo 1955. Un uomo che passeggia chiuso nel suo cappotto, in bocca una sigaretta tenuta svogliatamente tra le labbra. Un giovane malinconico che porta con se tutto il disagio di una generazione di giovani americani. Credo che tutti conoscano questa fotografia, tutti l’hanno vista almeno una volta.
Il ragazzo della foto è un ancora sconosciuto James Dean (La Valle dell’Eden uscirà qualche mese dopo). Come mai tutti conoscono quella foto? Perché James Dean con 3 soli film (e cinque piccoli ruoli non accreditati) è diventato un’icona del cinema idolatrato anche ai giorni nostri?

Io credo che il merito del suo successo vada al di fuori delle doti artistiche di Dean e inglobi più che altro la sua natura “ribelle”.
La foto qui accanto fu scattata per un reportage pubblicato sulla rivista Life.  Quel reportage parlava della nascita di un astro nascente, uno che aveva qualcosa di diverso; qualcosa traspariva dalla sua recitazione, non era tecnica, era qualcosa di più, qualcosa che si portava dentro.  Quella foto (artisticamente) rappresenta uno dei manifesti della beat generation e di tutto il disagio giovanile americano (e mondiale) che i giovani dell’epoca sentivano di dover gridare al mondo. Un urlo disperato, una necessità sotto pelle. Era l’epoca di un enorme cambiamento e Dean ne faceva parte. Questo è qualcosa che forse Dean stesso non chiedeva neanche, però è quello che il fotografo ha visto nell’attore. Quello che cercava disperatamente di raccontare con il suo reportage. Il fotografo in questione, e oggi protagonista di questa rubrica, è Dennis Stock, newyorkese classe 1928.

PAR128566Nel 1947 all’età di 19 anni, con un divorzio e un figlio alle spalle, Stock diventa fotografo della rivista Life come apprendista di Gjon Mili, famoso per le sue foto fatte a Picasso. Dennis vince un premio importante per giovani fotografi e diventa socio della società Magnum. Ora quello che deve fare è trovare la sua strada, trovare un modo per emergere e farsi notare ma i suoi lavori da fotografo sui set di Hollywood non fanno per lui. Così inizia a crede fortemente in New York, la sua città natale, come sfondo per i propri lavori, proprio perché nella Grande Mela si inizia a respirare un forte cambiamento nell’aria. L’occasione d’oro arriva grazie all’incontro con James Dean.

Stock vede quello che altri non vedono. Riesce a cogliere l’aurea di quel magico cambiamento che i giovani aspettano e che gli artisti emergenti cercano. Stock e Dean volano a New York per una sessione fotografica iniziata che andrà a culminare nell’Indiana, nella fattoria di famiglia di Dean. Qui il giovane fotografo immortala la ribellione, il cambiamento, la malinconia e l’oppressione di uno Stato e una società che non può o non vuole capire i giovani dell’epoca. Dagli occhi malinconici di un attore sconosciuto e dalla sua sigaretta sbilenca arriverà un messaggio fortissimo che porterà Stock al successo.

Chiusa la parentesi con Dean, Stock gira l’obbiettivo verso un altro grandissimo cambiamento culturale. I suoi soggetti sono i Jazz Club e i jazzisti della sua amata New York, una città dove se vuoi puoi fare qualsiasi cosa. Dove la creatività in quegli anni si respira nell’aria, quasi fosse palpabile. Il suo obbiettivo riprende le session di Luis Armstrong, Billie Holliday, Sidney Bachet, Gene Krupa e Duke Ellington. Ancora una volta è grande arte, un altro grande cambiamento nella storia che Stock vede e coglie al volo. Nell’America razzista una delle più grandi rivoluzioni culturali musicale viene dai neri, dal jazz, dalla musica del diavolo. Stock si lascia stregare e colpisce ancora. Questa serie di foto viene poi raccolte nel libro Jazz Street. Nel 1968 lascia la Magnum e fonda la sua compagnia, la Visual Objectives Inc

Dennis Stock nella sua vita ha fatto poi molti altri lavori ed ora viva a Woodstock con la moglie. Ma ancora oggi viene ricordato soprattutto per le foto del periodo ‘beat’ perché prima di molti altri ha saputo cogliere e mostrare un cambiamento, lasciando un segno indelebile nella storia dell’arte. Un uomo che ha vissuto e mostrato quella New York che oggi noi conosciamo, il mito della Grande Mela. Con quella sensazione che solo li ci sia un aria particolare di cui ancora oggi possiamo respirare, grazie alla breccia che il suo obbiettivo ha indelebilmente aperto giù, nel profondo di ognuno di noi. Oggi la sua esperienza con James Dean è ben rappresentata al cinema nel film Life di Anton Corbijn.

Alessandro Nunziata

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