I primi film del 2017

Anno nuovo, vecchio cinema. Passati festeggiamenti del capodanno e finiti i trenini, si riparte alla grande con due film tanto diversi da loro quanto simili negli intenti. Andiamo con ordine.

ZIO STEVE AL LAVORO

ZIO STEVE AL LAVORO

La giornata è partita all’insegna dello zio Steven Spielberg che impacchetta il libro di Roald Dahl e ci sguazza pure. Questa unione era qualcosa che si aspettava da tempo, il regista che ha saputo fare del rapporto con l’infanzia un marchio di fabbrica e l’autore che è considerato il maggior autore per ragazzi del Novecento, le cui opere non sono nuove a Hollywood. Ricordiamo i suoi Matilda 6 Mitica, La Fabbrica di Cioccolato e Fantastic Mr. Fox. 

Dopo il riuscitissimo esperimento con TinTin lo Zio Steve raccoglie le forze produttive della Disney e Amblin portando sui grade schermi il GGG – Il Grande Gigante Gentile. La pellicola segna il ritorno del regista di Cincinnati a quel mondo fantastico e favolistico, terreno non battuto dai tempi di Hook, segnando un ritorno a quello sguardo fanciullesco tipico del suo cinema fino a quel momento. I paragoni con Hook sono quantomai inevitabili: come in Hook abbiamo bambini di un orfanotrofio portati in un mondo magico, realtà magia si fondono straordinariamente e come in Hook Spielberg decide di narrare la storia a portata di bambino rivolgendosi esplicitamente a loro e non solo. Ritroviamo il premio Oscar Mark Rylance che si è saputo distinguere in una parte assolutamente fuori dalle sue corde, mostrandosi capace ed efficace con la performance capture, portando in vita sullo schermo un personaggio che è simbolo che si oppone alla dittatura violenta e volgare della massa, ma senza snobismi e altezzosità. È un proletario del dissenso, che fa di tutto e di più per cercare di preservare il bello della vita (e del sogno) e al tempo stesso cerca con caparbia ingenuità di riuscire a migliorare i suoi simili. E, alla fine, ci riesce, grazie all’aiuto di una bambina (cioè della fiducia più pura e innocente), e di quei sogni che sanno e possono diventare una realtà.

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Pecca dolente del film è una sceneggiatura un po troppo appesantita da spiegazioni e parole. La penna è della compianta Melissa Mathison ( che conosciamo già per E.T., Ai Confini della Realtà e Kundun), centra la pellicola sul rapporto tra Sophie e il GGG, sul legame che si forma fra di loro, sulla loro capacità d’imparare l’una dall’altro. Più di ogni oltre altra cosa, su un’amicizia che li farà attraversare mondi, catturare sogni, rischiare la vita e finire a colazione con la Regina d’Inghilterra. Ma come dicevo una sceneggiatura che poteva essere assolutamente accorciata e i 120 minuti potevano tranquillamente essere 90 senza andare a inficiare negativamente sulla pellicola.

Per quanto riguarda Zio Steve, lo troviamo completamente a propio agio con la CGI capace ancora una volta di creare una favola calorosa e efficiente, in cui possiamo ritrovare i suoi segni distintivi. Film sincero e smaliziato assieme, nel quale lo spirito più artigianale di Spielberg trova una perfetta sintesi con le possibilità offerte dal digitale.
Hook incontra Tintin, appunto.

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SUL SET

Secondo film l’ho pescato dal catalogo di Netflix. Spectral il film targato Universal e Legendary è l’opera prima di Nic Mathieu che unisce il war movie alla storia di fantasmi portandoci in uno sci-fi moderno ma che stizza l’occhi negli anni passati.

Un film che mi ha ricordato District 9 sia nella realizzazione che nella sua volontà di ricerca di una strada per il film di genere. Come District 9 non abbiamo un futuro dai corridoi bianchi che ci aveva abituato Lucas o alle atronavi dark di Scott. Qui il futuro è polveroso, con tecnologia impronunciabile e non troppo lontano da noi. Un mondo che poggia i piedi sul nostro e in guerra. Tematiche più ampie (guerra, limite della scienza, eutanasia) sono temi appena accentati e che forse emergono un po’ troppo poco, fa risultare la pellicola inferiore al film di Blomkamp pur rimanendo un prodotto che sa divertire e tenerti li.

Qual’è il collante tra i due? Perché ho detto a inizio articolo “film tanto diversi da loro quanto simili negli intenti”?

Perché entrambe le pellicole guardano incredibilmente agli anni ’80! Uno Spielberg che sente il bisogno di ritornare a quella frivola freschezza giovanile e uno sci-fi che si appoggia al b-movie, al film di genere degli anni ’80, così come ai suoi escamotage. Ragazzi il protagonista con mezzi trovati in un bunker per sfollati ci fa i fucili a impulsi ionici! Questo sguardo agli anni ’80 è una formula che, come per Stringer Things, è risultata più che vincente.

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I FOTTUTI FUCILI A IMPULSI IONICI

Questo mi porta ad una valutazione assolutamente prematura, ma mi sento di dire che visto le pellicole della scorsa stagione e l’inizio del nuovo anno, siamo sulla strada buona per una involuzione dal pessimo cinema a cui siamo andati incontro troppo spesso ultimamente e un ritorno al cinema di un tempo, quello ben fatto e con la testa e le palle, portando così  a nuove basi su cui costruire un nuovo futuro cinematografico. Sicuramente la strada è lunga e non semplice, ma se queste sono le premesse del 2017 non vedo l’ora di percorrerla.

Buon cinema a tutti!

 

[fonti Federico Gironi di comingsoon.it]

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